Comunicato n.55 - 7 marzo 1997

In merito al contratto

Vi riproponiamo la seconda parte del comunicato n. 30 del 14/1/97 dal quale traspare quanto fosse già stabilito in termini economici per il rinnovo del contratto Rai. Si attua in sostanza quanto previsto per il 1997, con gli arretrati che diventano la solita "una tantum" e si ottiene molto meno per il 1998. La differenza Istat comunque dovuta diventa retribuzione differenziata, un premio di risultato che avremo solo se le cose andranno bene.

Al paragrafo "Articolazione dell’orario di lavoro" del contratto approvato dai confederali si rinnova poi il tentativo di costringere la produzione alle dieci ore di lavoro, ipotesi questa già respinta, oltre che da noi, anche dalla magistratura . Confidiamo pertanto che anche lo SNATER, oltre al Libersind, continui a rifiutarsi di firmare un contratto contenente quell’ ipotesi che noi delle R.E. rigettiamo con la massima energia. Chiediamo invece un serio impegno nella richiesta di revisione del trattamento di trasferta ripetutamente e costruttivamente sollecitata.

Dal quotidiano "Il tempo" del 31/12/96: L'articolo riporta un’illuminante tabella costituita da informazioni sicuramente riservate:

ECCO COME SARA' LA RAI NEL 1997
1 - I DIPENDENTI FISSI
  Dirigenti Giornalisti Altri Impiegati Totale
Numero Medio 400 1.652 9.070 11.122
Costo Medio (in milioni di lire) 352,8 256,1 91,8 127,5
Incremento % costo 7% 10,4% 3% 5,8%

Crediamo che l’Ufficio Stampa della Rai abbia diffuso una nota di servizio tramite agenzia, in seguito alla quale tutti i maggiori quotidiani e non, hanno pubblicato degli articoli. Sarà stata un’autonoma decisione dell’Ufficio Stampa? L’ultima esternazione di qualcuno in particolare? Una precisa direttiva dall’alto? Perché si è voluto che trapelassero queste notizie? In ciascun caso non immaginiamo altra interpretazione che quella di una sana provocazione e denuncia. Com’è possibile che sia tanta e tale la differenza di retribuzione?

La definizione meno violenta che ci viene in mente è quella di una "differenza borbonica".

Raccogliamo allora sia la provocazione che la denuncia. Impegniamoci a cambiare e gridiamo tutti insieme: "BASTA !".

Nonostante la scandalosa differenza, sono per giunta previsti incrementi di retribuzione diversi, del 7% e del 10%, alla faccia dell’inflazione programmata che sembra valere solo per la produzione, per la catena di montaggio.

Invochiamo una politica aziendale che possa correggere questi squilibri. Un forte impegno sindacale in questo senso. Dei dirigenti e dei giornalisti che rinuncino spontaneamente ad ogni incremento retributivo, non solo per aumentare quel misero 3% (vedi tabella), ma per rilanciare la produzione, continuare ad esistere e cercare di crescere insieme.

Francesco Pompeo