Comunicato n.64 - 21 ottobre 1997

Deregulation e Sindacato

E' in atto un'intesa tra un gruppo d'associazioni: Snater, Libersind, Ugl, Are, Aitc e le associazioni dei T.D. per cui esse si presentano insieme sotto il nome di: "Cartello dell'autonomia". Il vertice Rai, non solo rifiuta questa realtà`, ma tenta, machiavellicamente, di disgregare il "cartello" costituito.

E' un intenzionale attacco portato al sindacato ed alle associazioni di lavoratori in genere. E' stato già fatto in Inghilterra ed in Francia, da governi conservatori, in ossequio a quella legge economica chiamata: "Deregulation". Letteralmente: "Senza regole", da interpretare in termini economici come l'apologia del libero mercato, del liberismo più sfrenato. Secondo la Rai, senza sindacato, o perlomeno senza quello scomodo.

E' curioso, ci sia consentito, che ad applicare questa "deregulation" siano chiamate forze che hanno il merito di aver fatto dei diritti dei lavoratori e del sindacalismo il loro cavallo di battaglia.

Alcuni risultati sono: l'orario di lavoro deve essere un elastico allungabile, se ad otto o dieci ore interviene la protezione della legge, bisogna gabbarla, costringere il sindacato a firmare accordi che ne consentano l'evasione o ad anticipare in testa all'orario (sebbene sia vietato) e mantenere invariato quello tabellare.

La protesta a livello singolo va punita con il trasferimento. Accade sovente ed è diventato il modo più rapido per cambiare reparto.

La protesta a livello di gruppo o associativa, va combattuta con l'intimidazione, il terrorismo, il plagio.

I preposti di vario tipo sono gratificabili se riescono ad imporre questi comportamenti, scelgano loro il modo. L'obiettivo va raggiunto a prescindere dal come.

A qualcuno potrà anche piacere la Rai senza sindacati scomodi, ma quelli comodi a che servono? Non diventano un altro ente inutile? In ossequio alla medesima interpretazione della deregulation ed al buon senso, non potrebbe allora bastare una lungimirante dirigenza senza sindacato. Che stupidi ! Ma non è proprio questa la realtà che viviamo oggi in Rai!

Noi vediamo la deregulation come il bisogno di liberare la produzione dalle pastoie d'ordine burocratico e d'enfatizzare la partecipazione al momento produttivo. Perché?...

Perché, ne siamo convinti, ci sarebbero meno risentimenti, a tutto vantaggio della produzione.

I fatti costringono il cartello a cercare protezioni politiche. Di qualcuno la responsabilità.

Le nuove associazioni, e ne sono testimoni gli atti, sono o potevano essere l'esempio di un'organizzazione che superava il razzismo politico.

La vera abilità consiste nel riuscire, di là da fatti consociativi, ad usare tutte le potenzialità per superare i momenti di crisi interni e creare nuova occupazione.

Il razzismo politico deve tornare a stanze più consone. Mezzo paese stenta e rischia di non farcela. Possibile che esso debba superare le difficoltà con la collaborazione sentita del solo 50% delle sue forze, mentre l'altro 50% tifa contro. Quale altra alternativa per difenderci da quest'effetto negativo del bipolarismo?

Francesco Pompeo