Neri, gialli, bianchi e rossi, tutti prima o poi sono stati discriminati e la discriminazione in una delle sue tante forme ha sempre accompagnato la vita delluomo.
Cè la discriminazione politica, cè quella religiosa e culturale, cè la femminile e la maschile e cè perfino quella sportiva e sindacale.
La Rai Radiotelevisione Italiana ne ha inventata unaltra, colpisce tutti i dipendenti che ricorrono alla magistratura cosicché essa si potrebbe chiamare la: "Discriminatio in iure". (Discriminazione in pendenza di giudizio) Quante nuove azioni legali si potrebbero intentare?
Il ricorso agli avvocati, anche se di carattere amministrativo, determina a carico del ricorrente, il congelamento delliter di carriera, automatismi contrattuali compresi.
I motivi che nellultimo decennio hanno costretto i dipendenti Rai a rivolgersi alla magistratura del lavoro, con sempre maggiore frequenza, sono tanti.
Davanti al moltiplicarsi delle vertenze la Rai, in difficoltà, ha risposto con la "Discriminatio in iure" e lo sfortunato che chiede il rispetto del diritto, si trova a vivere una condizione di trasparenza ghost-iana (da ghost = fantasma). Tutto ciò che accade in Azienda non lo tocca, lo bypassa lo esclude, a priori. La pendenza di giudizio è motivo valido anche per lesclusione dalle gratifiche, labbiamo visto scritto ed esposto nelle bacheche
Linvenzione della nuova procedura discriminante va attribuita a qualche direttore generale passato, ma è ancora operativa e pedissequamente osservata.
Il furbo di turno ha trovato il solito inganno e quando linganno non è plebeo diventa: "Capacità imprenditoriale".
Migliori relazioni industriali possono risolvere e suggeriscono soluzioni diverse, più eque.
Un codice etico dautoregolamentazione poteva limitare la quantità dei ricorsi.
Si è sposato, invece, un famoso slogan per farlo diventare:
In amore, in guerra, in Rai, tutto è permesso.
Il risultato è quello di veder aumentare il numero dei ghettizzati, degli scontenti, dei demotivati, dei ministeriali.
Ci auguriamo che il nuovo Consiglio damministrazione trovi al problema una soluzione alternativa, più civile ed etica.
Ci auguriamo di riuscire, insieme al cartello dellAutonomia, a spingere opportunamente in questo senso e invitiamo tutto il movimento sindacale ad un gesto di responsabilità.