Comunicato n. 68 -  11 febbraio 1998

In amore, in guerra e…

Neri, gialli, bianchi e rossi, tutti prima o poi sono stati discriminati e la discriminazione in una delle sue tante forme ha sempre accompagnato la vita dell’uomo.

C’è la discriminazione politica, c’è quella religiosa e culturale, c’è la femminile e la maschile e c’è perfino quella sportiva e sindacale.

La Rai Radiotelevisione Italiana ne ha inventata un’altra, colpisce tutti i dipendenti che ricorrono alla magistratura cosicché essa si potrebbe chiamare la: "Discriminatio in iure". (Discriminazione in pendenza di giudizio)… Quante nuove azioni legali si potrebbero intentare?

Il ricorso agli avvocati, anche se di carattere amministrativo, determina a carico del ricorrente, il congelamento dell’iter di carriera, automatismi contrattuali compresi.

I motivi che nell’ultimo decennio hanno costretto i dipendenti Rai a rivolgersi alla magistratura del lavoro, con sempre maggiore frequenza, sono tanti.

Davanti al moltiplicarsi delle vertenze la Rai, in difficoltà, ha risposto con la "Discriminatio in iure" e lo sfortunato che chiede il rispetto del diritto, si trova a vivere una condizione di trasparenza ghost-iana (da ghost = fantasma). Tutto ciò che accade in Azienda non lo tocca, lo bypassa lo esclude, a priori. La pendenza di giudizio è motivo valido anche per l’esclusione dalle gratifiche, l’abbiamo visto scritto ed esposto nelle bacheche

L’invenzione della nuova procedura discriminante va attribuita a qualche direttore generale passato, ma è ancora operativa e pedissequamente osservata.

Il furbo di turno ha trovato il solito inganno e quando l’inganno non è plebeo diventa: "Capacità imprenditoriale".

Migliori relazioni industriali possono risolvere e suggeriscono soluzioni diverse, più eque.

Un codice etico d’autoregolamentazione poteva limitare la quantità dei ricorsi.

Si è sposato, invece, un famoso slogan per farlo diventare:

In amore, in guerra, in Rai, tutto è permesso.

Il risultato è quello di veder aumentare il numero dei ghettizzati, degli scontenti, dei demotivati, dei ministeriali.

Ci auguriamo che il nuovo Consiglio d’amministrazione trovi al problema una soluzione alternativa, più civile ed etica.

Ci auguriamo di riuscire, insieme al cartello dell’Autonomia, a spingere opportunamente in questo senso e invitiamo tutto il movimento sindacale ad un gesto di responsabilità.

Francesco Pompeo