Comunicato n. 82 - 11 febbraio 1999

Una nuova resistenza!

Sembra ormai diffusa e condivisa l’idea che il responsabile deve essere malvisto dal personale che gestisce. Secondo tutti costoro lo stato d’attrito dimostra autorità e facilita la gestione permettendo comportamenti come: la ripicca, la violazione del contratto, l’abuso.

La debolezza sindacale e l’onnipresente flessibilità avallano questi comportamenti e nuove regole sono introdotte senza trattative o con tacite connivenze.

Ecco, allora, che la reperibilità diventa strumento per ridurre i posti di lavoro. La guida ed il trasporto di personale sono imposti, seppure contrattualmente non previsti, né prevedibili. L’abuso ed il sottile ricatto sono diventati mezzi di produzione e la trasferta è un obbligo soggetto a variabili condizioni di comodo.

Il sindacato storico continua ad operare secondo il criterio della "Marchetta" ed a nulla valgono le denunce perché, senza marchette, si perderebbe seguito sindacale. Il risultato: gruppi più o meno numerosi di lavoratori sono costretti e si prestano a cambiare periodicamente tessera, sperando di sfruttare al meglio questo fenomeno.

La gran maggioranza dei dipendenti, non iscritti, rappresenta una massa di manovra che alimenta, purtroppo, il merito del rampante di turno, che poi, come risposta alle accuse di scorrettezza sostiene: "Se non s’iscrivono peggio per loro!"… Ci siamo già passati.

Le RSU cercano, invano, l’unitarietà, ma escludono machiavellicamente i personaggi scomodi (SNAP ed Autonomi) nascondendosi dietro la loro interpretazione delle loro regole. Non hanno ancora capito che di furbi è piena la Rai ed il paese, che serve onestà!

Il rapporto di reciproco interesse che, elegantemente, si chiama anche cordata, ma che confina pericolosamente con altre meno simpatiche sigle, è considerato strumento indispensabile alla gestione del potere.

Si sviluppa il ribaltone (ovverosia l’oscar della poltrona) anche a livello sindacale, cresce la presa in giro e quindi il non voto. Nascono slogan come: "L’Italia dei valori", segno evidente che di qualche valore c’è proprio bisogno!

Se il paese e l’Azienda sono in difficoltà serve la collaborazione di tutti e per ottenerla basterebbe una maggiore correttezza.

Noi sosteniamo che la mancata stima e quindi la relativa collaborazione verso chi gestisce misura, in modo direttamente proporzionale, l’incapacità del gestore. Crediamo che la minaccia produca solo reazioni violente e negative, così come la prepotenza e la strumentale violazione delle regole. Diciamo no all’appalto generalizzato perché non introduce risparmio, ma sfruttamento, terzo mondo, la crisi del sistema delle pensioni e la tangente.

V’invitiamo allora a reagire e resistere, nell’interesse della stessa Azienda, per frenare il processo di dissoluzione dei mezzi e delle capacità e la degenerazione dei valori. V’invitiamo ad una nuova civile resistenza…Fatelo come credete, ma fatelo.

Francesco Pompeo