Comunicato n. 89 del 20 ottobre '99

Noi ed il contratto

L’ARE non ha ancora partecipato alla fase contrattuale, né direttamente né attraverso le organizzazioni con cui ha recentemente collaborato. L’UGL è stata promossa neo firmataria ed ha mollato (abbandonato) le altre organizzazioni del cartello dell’autonomia. Non è stata una sorpresa, ma anche questa volta riteniamo sia stata un’azione censurabile che non premierà.

E’ sicuramente presuntuoso e sbagliato pensare ad una precisa volontà Rai tesa a rompere il gruppo e più realistico attribuire la nuova attenzione per l'UGL, a volontà e considerazioni politiche.

La Rai è ancora un’Azienda politica, perciò l’unico sindacalismo, lecito a priori, continua ad essere quello politico per ragioni di convenienza. Quella reciproca convenienza di tipo massonico che sarebbe doveroso alienare.

Il suo atteggiamento attuale (UGL) è quindi esclusivamente d’attesa dell’evento, si muove con grande cautela e sottoscriverà quello che gli altri stabiliranno di sottoscrivere. La giustificazione o necessità relativa è quella secondo la quale, per partecipare alla trattativa bisogna essere firmatari di contratto e quindi, perlomeno una prima volta, bisogna firmare quello che decidono gli altri.

E’ una condizione stupida ed aberrante? Giudicherete Voi.

La nostra partecipazione diretta, spero, potrebbe essere esclusivamente limitata alla trattativa in corso sulla trasferta, ma la vicinanza ai fatti sindacali ci permette una chiave di lettura particolare e visto che siete in molti a chiedere notizie V’informiamo con una premessa.

Il sindacato Rai risente dei guasti di quello nazionale e si dimostra come una delle organizzazioni meno democratiche del paese. Ha esaurito la sua azione innovativa e perso il contatto con la base. Sembra trattenere gran parte dei suoi iscritti per la pigrizia o l’indifferenza dei tesserati (nonostante il referendum) e grazie a comportamenti massonici.

E’ più debole di ieri, perché sono tanti i lavoratori che, delusi, sono confluiti o addirittura hanno costituito altri sindacati ed associazioni, nel tentativo di continuare a difendersi e d’arrivare al Sindacato della seconda Repubblica.

E’ debole anche perché la rappresentanza più numerosa e, una volta, più agguerrita: quella della CGIL si riconosce oggi nel governo del paese ed è quindi succube o corresponsabile di tutte le decisioni politiche prese dal governo presente in Azienda.

Si sta completando la perfino legittima occupazione, secondo le regole del bipartitismo, di tutti i posti chiave con uomini del PDS che opportunamente sponsorizzati sono sempre "i migliori".

A causa di questa debolezza CGIL, CISL, UIL e SNATER tradizionali firmatari si sono presentati uniti al tavolo contrattuale e la Rai ha promosso, compiaciuta, quest’unità al fine di rendere concreti diversi obiettivi di comodo.

Come può, infatti, un sindacato in queste condizioni rifiutare d’adeguarsi e di firmare un contratto

che lo metterebbe nella scomoda posizione di doversi agitare da solo, con poche e sparute truppe di fanteria leggera?

La tardiva piattaforma contrattuale presentata in video conferenza e bocciata dall’Assemblea del CP/TV di Roma è la sintesi insieme accomodante di questa debolezza e degli obiettivi aziendali fatti trapelare nei corridoi di viale Mazzini.

Una piattaforma contrattuale non dovrebbe nascere così, nella sua stesura dovrebbero in qualche modo entrarci i lavoratori.

La Rai, a sua volta, pur avendo manifestato dei vantaggiosi, per lei, obiettivi di fondo sembra confusa. Le sue proposte nascono dai suggerimenti dei vari dirigenti non sempre in linea tra loro ed a volte sono velleitarie o estremistiche ed inaccettabili. Permane poi una percentuale di dubbio sul destino dell’Azienda, sulla bontà delle societarizzazioni da realizzare e sulle reali intenzioni politiche di smembrare un comodo strumento, comunque alternativo, oggi come ieri, a quello d’altri gruppi.

A proposito della rottura tra le rappresentanze a causa dei comunicati Snater, consentiteci il dubbio. Sono possibili tante ipotesi, tra cui anche quella di voler sondare, su incarico dell’Azienda, il grado della possibile reazione da parte del personale. L’ipotesi più fondata rimane, in ogni caso, quella che vede la Rai fare la sua parte: chiedere tanto per ottenere il più possibile. Che cosa chiede?

In sostanza , non sappiamo ancora quanto, ma è stabilito che dovremo dare … Come già abbiamo dato negli ultimi rinnovi.

Quello che ci piace ancor meno è che, a latere del contratto, si opera per costringerci a convivere strettamente con uomini e mezzi in appalto anche quando non sono necessari e ci sono analoghe professionalità interne disponibili. E’ grave e significativo, che anche in presenza di denunce da parte d’organi qualificati (la RSU di Roma e di Milano negli ultimi clamorosi casi di Santoro e Celentano) non si riesca a modificare i comportamenti contestati.

Mira tutto questo ad affermare il principio che non siamo necessari? Che non contiamo nulla? Che lavorare o no è una facoltà esclusivamente loro, così com’è loro quella d’attribuire appalti.

Sono questi, criteri da finanziaria, non da Corporate! Con l’obiettivo del massimo svilimento finalizzato all’umiliazione propria dell’appalto, se non alla castrazione psicologica del "Gulag".

Mandiamo allora un segnale d’attenzione: la storia insegna che in molti casi il risultato del massimo svilimento è la ribellione?

Francesco Pompeo