E' accaduto ancora. Imprenditori esterni contestano e premono sulla Divisione committente, in questo caso RAI2 ( per la produzione : "Io rido" ), allo scopo di sostituire il personale ed i mezzi RAI con l'appalto.
Gli interessi in gioco sono molteplici e non sempre condivisibili.
Il personale di un appalto lavora in condizione di precarietà, spesso in nero e trasmette all'imprenditore esterno, in conto RAI, una diversa e gradevole sensazione di potere e non solo…..
I mezzi e gli apparati, se non sono quelli RAI, gentilmente concessi in uso, sono spesso di qualità inferiore così come il modo di lavorare di questi nuovi esperti di ripresa televisiva (Pearson) che in un caso romano di questi giorni ha previsto la registrazione di diciotto segnali audio diversi, la cui necessità e finalità rimane misteriosa.
Appare strano che sostituzioni come questa di Bologna abbiano il placet di un vertice aziendale che dovrebbe tutelare l'interesse RAI in tutte le sue componenti. Come chiaramente espresso dal comunicato della RSU di Bologna, ci preoccupa il rischio disgregativo generato da una ristrutturazione divisionale che, seppure nello spirito Holding, non sia in grado di gestire e conservare una forte visione unitaria.
Ci preoccupa inoltre il pericolo di un vertice che condivida l'interesse prioritario per la costruzione di un terzo polo televisivo sulle ceneri di quest'Azienda.
Nel trasmettere la solidarietà alla RSU della Regione Emilia-Romagna per le iniziative di lotta intraprese e tutta la nostra simpatia ai colleghi della squadra di Bologna suggeriamo, con umiltà, che i casi come quello in questione siano di competenza della Corporate, proprio perché delegata ad una condizionante visione unitaria dell'Azienda…. O così dovrebbe.
E' con questo spirito che sollecitiamo un riesame aziendale della vicenda e che offriamo ai colleghi di Bologna una nostra partecipata collaborazione.