Comunicato n.104 del 11/01/2001

Vecchio ed obsoleto

Abbiamo letto il comunicato confederale del 3/1/01 e lo commentiamo. è vero, sin dall'inizio Azienda e Confindustria hanno messo in discussione il sistema delle indennità, posto  il limite stabilito nel 93 per gli aumenti salariali e chiesto l'introduzione del multiperiodale.

E' altrettanto vero che nulla è stato proposto e/o concretamente tentato dai confederali per modificare queste richieste verso le quali si dichiarava pubblicamente un'esplicita disponibilità.

L'unico risultato conseguito, l'abbattimento del multiperiodale, nasce infatti dalle contestazioni politiche e dalle lotte congiunte Are/Snap (cinque giorni di sciopero in produzione).

E' falso che il finanziamento delle indennità ( e si fa esplicito riferimento al 33%) è risultato una delle cause del contenimento dei minimi. La politica aziendale, sindacalmente condivisa, ha sempre mirato al contenimento dei minimi per limitare i costi della retribuzione complementare e d'altra parte si costata ancora oggi in questa ipotesi contrattuale che si continuano a prevedere aumenti ridicoli esclusivamente legati all'indice Istat.

Perché, ci domandiamo, questo adeguamento dei minimi rimane solo ipotetico obiettivo di un imprecisato futuro.

Si sappia, che la richiesta del 33% non è nata dai lavoratori della produzione, ma dalla Rai medesima, col solito avallo confederale e con precisi obiettivi: risparmiare sullo straordinario, conquistare l'obbligo alla presenza fino a dieci ore, introdurre un numero imprecisato d'orari di lavoro, velocizzare il processo produttivo.

Riconosciamo al sindacato confederale il merito di aver chiesto l'8% per i colleghi dei laboratori al fine di retribuire una loro necessaria disponibilità all'emergenza produttiva, condividiamo e ci auguriamo venga loro concesso. Rimane il fatto che oggi questi laboratori vengono chiusi ed esternalizzate le loro competenze.

Condividiamo meno la concessione dell' 8% agli uffici produzione, ma solo perché essa introduce una pericolosa conflittualità (già riscontrabile) tra gli impiegati stessi, che ovviamente ambiscono  tutti a lavorare in questi uffici. Come giustificare allora il privilegio? Nasce forse esso dal fatto che gli uffici produzione sono da sempre oggetto di spartizioni sindacali?

Non capiamo poi affatto perché i nostri arretrati debbano essere oggetto di mercato e forfettizzati e perché ad ogni rinnovo si debbano regalare mesi o perfino anni di decorrenza contrattuale.

Sul movimento sindacale in genere ciascuno è libero d'esprimere la sua opinione.

Noi crediamo che tutto il sindacato abbia subito un processo involutivo, che non si sia rinnovato e/o adeguato alle mutate esigenze, che sia oggi vecchio ed obsoleto con l'unico obiettivo di difendere interessi e privilegi di parte. Troviamo sia ridicolo  parlare di maggioranza ed ostinarsi a pensare d'essere una maggioranza quando, per giunta, si teme palesemente il ricorso alle urne.

Siamo nati e cresciuti perché queste ed altre considerazioni sono comuni a tanti. Diffuse in tante realtà diverse ed in tutto il paese. Temiamo che per continuare ad essere controparte aziendale questo logoro sindacato sia, ogni volta di più, costretto a cedere ed a svendere affinché l'Azienda continui a considerarlo controparte privilegiata.

Il fallimento operativo della RSU di Saxa R. ha ampiamente ratificato questa realtà. Il privilegio del loro 33% è medievale e la connivenza ed il baratto sono dimostrati dalla proposta di dirigenza dopo la firma apposta a questa ipotesi. Sappiamo bene che quando uno prende, prendono tutti in egual misura.

Il direttivo