Perché il rimborso pasto forfetario di ben 11.000 lire è tassato?
In altri termini, perché il tramezzino e la birra consumati al bar incrementano il nostro reddito se sono stati pagati dall'Azienda?
Perché il legislatore si è preoccupato di regolare il sistema e per giunta di farlo con severe norme che rendono tassabile, nel territorio comunale, anche il pasto documentato da regolare ricevuta fiscale?
Ci sembra iniquo pensare che si volesse colpire il dipendente percettore del rimborso così come assurdo non riconoscere l'esigenza di rimborsare e quindi defiscalizzare la spesa..
Allora?
Tanta severità nasce sicuramente dalla solita italica furbizia. Quella dei nostri imprenditori abituati a scaricare come spese di produzione una esagerata quantità di pasti personali, familiari e magari appositamente ricettati.
E' quindi facile immaginare l'imbarazzo e l'impotenza del fisco davanti ad anomale spese e quindi richieste di detrazioni fiscali.
Soluzione?
Il conflitto tra aziende, imprenditori e fisco è anch'esso risolto all'italiana. Su tutto il territorio comunale (dove è più facile frodare) le Aziende sono detassate. Purché paghino i dipendenti!
Rimane perciò il fatto: il tramezzino e la birra sono tassati e l'esistenza della tassa diventa una sorta di giustificazione a non aumentare questa cifra ormai così inadeguata da essere ridicola.
Ci domandiamo allora perché in una Rai così strettamente legata alla politica con tanti dirigenti d'origine socialpopolare, con i vertici di nomina parlamentare, con tanti sindacati consociativi ed "erga omnes", nessuno abbia pensato di chiedere la grazia fiscale per i rimborsi forfetari o in ogni modo di stabilire un decoroso tetto d'esenzione anche per il territorio comunale.
Lo confessiamo. Ci sarebbe piaciuto se il presidente Zaccaria si fosse interessato anche di questo problema.
Certo se nessuno risolve i problemi piccoli. Figuriamoci i grossi!