Comunicato n. 126 del 12/9/2003

Sars, Al Qaeda, mafia e…

Sars, è l’epidemia che spaventa. Al Qaeda l’organizzazione che terrorizza. Mafia, l’organizzazione che semina delinquenza e che purtroppo, s’e’ imposta ed è stata esportata.

Nel primo caso medici e ricercatori del mondo cercano un vaccino. Nel secondo sono impegnati i Servizi delle maggiori potenze a scopo preventivo o repressivo e la politica per una difficile mediazione. Nel terzo, la Mafia, la lotta si limita al tentativo di punire i fatti criminosi, ma la filosofia delinquenziale di base ha prevalso e la troviamo anche nei paesi anglosassoni. Al di là ed al di sopra di tutto, se ti faccio un favore o mi paghi subito o diventi picciotto, “entri in cordata” e rimani in credito.

C’e’ però un altro virus maligno, non identificato perché opera in silenzio. Nessuno lo combatte. Non ha ancora nome, assume innumerevoli aspetti e ne siamo tutti ugualmente vittime.

Alimenta gli egoismi, amplifica le gelosie, enfatizza le competizioni superflue e determina i conflitti.

E’ quello che soddisfa la naturale pigrizia, ma anche quello che costringe a fare per ambizione. E’ quello che ci spinge verso la soluzione più semplice, ma anche verso quella che permette il massimo guadagno. Quello che ci fa lamentare dei cattivi servizi quando siamo noi a doverne beneficiare e che impedisce in ogni caso di guardare oltre.

Diversamente dagli altri virus, il male che né deriva è direttamente proporzionale alla posizione che si occupa: un operaio, un tecnico, un impiegato, infettati, producono sicuramente meno danni di un funzionario, di un dirigente in carriera o di un dirigente dello stato.

In tutte le Aziende ed anche in Rai è il virus della normale gestione, dell’adattamento, del servilismo, quello che spersonalizza, quello che costringe al risparmio per dimostrare la sana conduzione ed ingessa i rari tentativi di nuovo, quello della spartizione sindacale e politica, quello dei tanti gasati o degli ammalati di videopotere, quello che burocratizza e ci avvicina al ministero.

I contagiati sono tanti, tutti quelli che hanno paura del cambiamento, tutti i preoccupati che cambiano tessera, tutti quelli che si domandano: “Sarà la cordata vincente” o “ E’ una scelta che mi attribuirà dei meriti”, tutti quelli che non pensano mai all’interesse aziendale e meno che mai a quello del paese, ma anche quelli parlano di salvataggio invece che di rilancio.

Con le Pay TV proprietà dell’australiano, la Rai, ma anche Mediaset dovrebbero competere con lo straniero. Il mercato pretende concorrenza e non compartecipazioni. Accordi poco comprensibili diventano pastette. Che senso ha fare il proprio interesse e tutelare contemporaneamente quello della concorrenza! Ma la decisione è difficile, perché rischiare, chi lo fa fare, superlavoro, preoccupazioni, attacchi di stampa, interpellanze. E il virus vince e gongola. Se dovessimo assegnargli un nome lo potremmo chiamare l’“Approccio di comodo”.

Il Direttivo ARE