Attraversando
il desolato deserto della programmazione televisiva estiva, mi
sono imbattuta in una piccola discarica di rifiuti intellettuali,
una trasmissione il cui titolo mi pare sia "Su le
mani", ma che, costituendo una minaccia per lo spettatore,
potrebbe tranquillamente chiamarsi "Mani in alto! Se
rimanete tranquilli non vi sarà fatto alcun male."
Non si capisce se sia un gioco, una gara, uno spettacolo di cabaret o altro: ci sono degli imitatori, dei sedicenti comici , una cinese che parla come uno dei compagni di Alan Ford, un presentatore che "dubita su.." (cito testualmente) e non "dubita di...", come invece è tenuto a fare un qualsiasi italiano, unimitazione di Jovanotti, con berrettino girato su una testa dal colore improponibile e con cavallo dei pantaloni ad altezza polpaccio, quattro o cinque imberbi cantanti che muovono la bocca come pesci in un acquario, senza darsi nemmeno la pena di mascherare il playback e, dulcis in fundo, due controfigure di Aramis e dArtagnan che leggono allunisono una specie di telegiornale e, sebbene si sforzino molto, non riescono a strappare nemmeno un sorriso compiacente. Il tutto intervallato da balletti che creano nello spettatore la sensazione di trovarsi di fronte al saggio di danza di fine anno di una scuola differenziale, visto il livello di scoordinamento motorio che contraddistingue le giovani "ballerine".
Altro elemento scioccante della trasmissione è il premio riservato a coloro che partecipano, senza vincere, ad un gioco telefonico: una maglietta e un cappellino che portano la scritta "Su le mani". In altre occasioni ho visto regalare buoni per la benzina, litri e litri di acque minerali, biglietti per il cinema, servizi di bicchieri, ma cappellino e maglietta mai. Uno perde il proprio tempo a cercare di prendere la linea per rispondere ad una domanda, al confronto della quale chiedersi quanti fagioli ci sono in un barattolo sembra un interrogativo profondo, e, se non indovina, vince un kit completo per fare la figura dello scemo e assestare il colpo di grazia alla propria dignità, già fortemente compromessa dal fatto di aver partecipato al gioco.
E che dire del pubblico? Fino allultimo ho sperato che quella schiera di adolescenti pustolosi fosse prezzolata per partecipare tanto attivamente allo scempio, invece mi dicono che la partecipazione in veste di pubblico è assai ambita e non sono previsti incentivi economici, né indennità per i partecipanti.
Nessuno della mia generazione, alla loro età, si sarebbe mai esposto ad un simile ludibrio: a quellepoca si pensava alla riforma della scuola, si discuteva delle Brigate Rosse, si scendeva nelle piazze, si leggeva, ci si informava. Siamo stati lultima generazione a farlo e forse è stato inutile socialmente, ma siamo diventati degli adulti che si esprimono, mediamente, in modo corretto e, talvolta pensano persino, mentre non scommetterei nulla su ciò che diventeranno i diciottenni affetti da acne che si "sbellicano" dal ridere e si sbracciano di entusiasmo per le battute, le canzoni, i balletti, il nulla di "Su le mani".
Elisabetta Visentin