Stavolta parliamo di giornalisti e telegiornali. Largomento è increscioso, ma va affrontato. Da che parte cominciare? Proviamo a partire dalla tragedia del Pendolino.
La sera dellincidente è andata in onda unedizione, non so se speciale o meno, ma certo abbastanza particolare, de "La Cronaca in diretta". Ad un tratto un collegamento con il luogo del disastro ha mostrato ad un pubblico, credo, esterrefatto, un giornalista dallaspetto poco sveglio, che frugava tra le lamiere del treno, estraendone un cappotto macchiato di sangue e strappato, stimato composto, sempre dal suddetto giornalista, al 100% di cachemire (notizia davvero significativa) e proveniente dal negozio Davide Cenci a Roma. Non pago della macabra scoperta ha tentato di frugare nelle tasche dellindumento per trovare dei documenti e poter così dare, immediatamente e con garbo, una buona notizia ad eventuali parenti e amici della potenziale vittima, sino a che, evidente sintomo di una giustizia Superiore, è stato cacciato, in diretta, dalle Forze dellOrdine.
Nel frattempo, negli studi del TG3, una costernata giornalista (non ricordo quale), ostentando unespressione da funerale di stato, si collegava con una sua pari in diretta telefonica e si appuntava, ad ogni nuova chiamata, il numero dei morti e dei feriti su un foglietto di carta, tentando, grazie evidentemente ad un udito difettoso e alle pecche dei servizi offerti da TELECOM Italia, di far crescere quasi esponenzialmente il numero delle vittime
..." Come dici? Altri due corpi?"
"No, sono quelli di cui avevamo parlato in precedenza !"
"Allora le vittime sarebbero salite a quattro?!!"
"No, sono ancora due!"
"Quindi è salito il numero dei feriti!".
(E così via, allungando la lista a dismisura).
Ma ciò è quasi niente in confronto alla raccapricciante domanda fatta da una giornalista ad uno dei coimputati di Sofri, sullaereo che lo portava (scelta dettata da un senso della dignità quasi maniacale) verso le prigioni italiane e cioè: " E più importante la fede o la fiducia?". Come si possa fare una domanda simile e che senso abbia, non è dato sapere. Certo è che al poveretto, che pure ha tentato di imbastire unimpacciata forma di educata risposta, il carcere, allatterraggio, deve essere sembrato un vero e proprio rifugio. Ed è altrettanto vero che la giustizia umana non è poi così giusta, altrimenti le porte della cella avrebbero dovuto spalancarsi non per lui, ma per la sua interlocutrice. Il giorno in cui la stupidità verrà considerata un reato ci ritroveremo le carceri straripanti, ma gli studi dei TG quasi completamente vuoti. E se mai ciò dovesse succedere (nella vita è lecito sognare), spero che la redazione del TG2, che senzaltro merita una menzione speciale al riguardo (superata forse solo da Emilio Fede), ottenga il massimo della pena.
Elisabetta Visentin