Questa volta tocca a Macao!

Stavolta tocca a MACAO!
Non è chiaro se si tratti di un varietà, di un programma demenziale, di una serie di prove per dilettanti allo sbaraglio, di uno spettacolo o di uno spot della serie "Pubblicità Progresso" contro le discriminazioni verso i portatori di handicap (con tutto il rispetto per questi ultimi).
Una nutrita schiera di scalmanati, per la maggior parte assai poco avvenenti, intervalla dei monologhi o dei dialoghi di alcune figure caricaturali, con degli inni in onore delle matite (tipico un ricorrente "che ci fai, MINA?") o dei canti osannanti gli abitanti di una ridente cittadina veneta ("Ragazzina di Treviso che sorriso, che sorriso. Ci vorrebbe il porto d’armi"..., ecc., molto simile, anche se con meno influenze dialettali, a motivi famosi come: "Il capitan della compagnia l’è sta ferido e el sta per morir.").
Cosa sia, non è dato sapere. Probabilmente si potrebbe genericamente definire uno spettacolo di intrattenimento, ma qui sorge il primo problema: intrattenimento di chi? Chi può desiderare di essere intrattenuto da un gruppo di dementi, a parte, per motivi squisitamente professionali, gli staff dei Centri di Igiene Mentale?
O, forse, potrebbe considerarsi un "riempitivo", qualcosa ideato per colmare una lacuna di programmazione, da inserire tra un film di breve durata ed un telegiornale, ma è spontaneo domandarsi: non sarebbe meglio ripristinare il vecchio "Intervallo", con le mansuete pecore e l’affascinante musica di Handel?
E se fosse un varietà, non sarebbe il caso di rimpiangere Pippo Baudo?
Se, d’altra parte, si trattasse realmente di uno spot per il reinserimento dei disadattati nella compagine sociale, verrebbe istintivo sentirsi istigati alla discriminazione e alla ghettizzazione, sarebbe naturale pensare: questi individui possono essere socialmente pericolosi e naturalmente portati a ledere, assieme alla loro, la mia dignità di persona.
Nel caso in cui, invece, e giuro che è l’ultima ipotesi, fosse un programma "demenziale", connotazione che non ha nulla di negativo nel mondo dello spettacolo e di cui spesso si abusa per indicare trasmissioni "alternative", colte, intellettualmente vivaci (ma dove sono?), non sarebbe il caso di modificare l’aggettivo in "fallocefalico"? (E’ facile ricostruire etimologicamente la parola dal greco).

Elisabetta Visentin