Abbiamo visto grandi cambiamenti politico istituzionali. Sigle famose saranno presto dimenticate, tante teste sono cadute, qualcuno si è ritirato in silenzio, qualcuno si è ucciso e qualcun altro ha scelto lesilio.
Il sindacato confederale esce integro da tanto marasma. E unisola felice? Abitata solo da virtuosi e onesti difensori dei lavoratori? Ci piacerebbe crederlo!
In realtà ha vissuto e vive una grave crisi di credibilità e di rappresentatività. I lavoratori più attivi (leggi incazzati) si sono rifugiati in nuove associazioni, hanno provato a costruire nuovi sindacati e si sono scontrati con il cane che si morde la coda: per sedersi ad un tavolo di trattativa è, infatti, necessario aver firmato un contratto di lavoro e per firmare un contratto di lavoro bisogna sedersi al tavolo di trattativa.
Con questo feudale e perverso meccanismo, che garantisce uneterna immutabilità, il sindacato confederale italiano si attribuisce lesclusiva rappresentanza, la massima tutela e la tirannia sul mondo del lavoro.
Tirannia peraltro imposta dallo stesso meccanismo, perché nel nostro caso questa confederazione, pur rappresentando ormai una minoranza tra i lavoratori Rai, è costretta a sottoscrivere qualunque cosa chiede lAzienda, pena il decadere dal diritto di sedersi al tavolo.
Il cartello dellAutonomia di recente costituzione, nato dalla coalizione di tutte le forze extraconfederali e che perlomeno sulla carta rappresenta la maggioranza dei sindacalizzati, non è firmatario di contratto.
Lunica organizzazione tra le forze aggregatisi con il titolo di firmatario, lo Snater, non ha sottoscritto lultimo rinnovo contrattuale ed è ricattato e sta in castigo.
Al feudo ed alla perversione si aggiunge il paradosso e la beffa di un bipolarismo non permesso a livello sindacale.
In unAzienda pubblica la democrazia dovrebbe imporre il coordinamento dei diversi contributi in maniera costruttiva. Servirebbe una regolamentazione politica. Un codice etico dautoregolamentazione potrebbe bastare se proprio volessimo escludere, a breve, qualunque forma di collaborazione.
Certo non si dovrebbe usare questo bipolarismo per costringere alla firma la rappresentanza più debole.
Forse la soluzione alternativa può venire dalle RSU, sebbene
Laccordo interconfederale che le fa nascere è del 1992/3, quando i tre sindacati confederali rappresentavano politicamente tutto lo schieramento dellallora cosiddetto "Arco Costituzionale". Oggi non è più così ed è inutile nasconderci. La situazione politico sindacale è cambiata su tutto il territorio nazionale e non soltanto in Rai. Lidentificazione politica del sindacato confederale può essere più o meno condivisa, ma rimane in ogni modo da definire la pretesa ad un gratuito 33% degli eletti.
Come non considerarla perlomeno truffaldina! Quando De Gasperi negli anni 50 chiese un premio di maggioranza per governare senza dover cercare scomode alleanze si parlò di legge truffa. Come convalidare oggi una norma che attribuisce, di fatto, la maggioranza a prescindere da .
Se pensassimo di modificare l'accordo in questione, passerebbero altri dieci anni e le RSU sono necessarie. Invitiamo allora il sindacato confederale ad un gesto di democrazia, a devolvere il suo 33%, a favore dei primi non eletti nellambito di una graduatoria globale, di una lista unica che prescinda dalle sigle.
Lo Snater si è già impegnato in questo senso. Tutti si possono candidare, tutti possono essere eletti ed i primi dei non eletti lo saranno grazie alla comune disponibilità di questo 33%.
Questa è democrazia.
Francesco Pompeo