Elettrosmog, l’Italia sceglie la linea dura

Per una volta, l'Italia non sarà l'ultima della classe. Anzi, rischia addirittura di fare la figura della secchiona. L'unione europea ha infatti pubblicato una "raccomandazione" in materia di esposizione ai campi elettromagnetici, sia a bassa frequenza, generati dalle linee elettriche, sia ad alta frequenza, quelli per intenderci generati dalle antenne dei ripetitori per radiotelevisivi e dalle stazioni radio base della rete telefonica cellulare. E i limiti raccomandati sono, a seconda del metro di misura e delle specifiche situazioni, tra 45 e 100 volte più elevati di quelli in vigore in Italia. 

L'Unione Europea ha preso in considerazione tutti gli studi finora effettuati a proposito degli effetti che i campi elettromagnetici possono produrre sugli organismi viventi ed il risultato è che, allo studio attuale, nulla permetta di stabilire che vi siano conseguenze più gravi del semplice fenomeno del surriscaldamento dei tessuti. L'eventualità che l'esposizione ai campi elettromagnetici possa provocare tumori o altre gravi patologie non è stata presa in considerazione in ragione del fatto che nessuno degli studi condotti permette di avanzare una simile ipotesi.

Allora quello mostrato dall'Italia sarebbe soltanto un eccesso di zelo?

 Valerio Calzolaio, sottosegretario all'ambiente, delegato dal ministro Ronchi a gestire la patata bollente dei campi elettromagnetici, spiega come e perché il nostro paese si sia dotato della prima e della più draconiana delle normative vigenti in Europa. 

Dice:" la questione dei campi elettromagnetici è maledettamente complessa. Sono invisibili, stanno dappertutto, sono difficili da misurare, determinano effetti diversi nel tempo. Già troppe volte è stato compiuto l'errore di sottovalutare gli effetti ambientali e sanitari di certe sostanze o di certe attività. E, regolarmente, le norme sono venute dopo, una volta che i danni erano evidenti e le catastrofi erano compiute. Per questo abbiamo deciso di affrontare questo problema di petto. Anche se non vi sono ancora certezze sugli effetti che possono essere determinati dai campi elettromagnetici, abbiamo deciso di intervenire con la più grande cautela ". 

E’ così nato il decreto 381, entrato in vigore ai primi di gennaio di quest'anno, al quale seguirà una legge quadro, che contemplerà non soltanto i campi magnetici generati dai ripetitori ad alta frequenza ( tivù e cellulari, appunto) , ma anche la spinosissima questione dei campi a bassa frequenza, quelli generati dagli elettrodotti da 380 mila volt che garantiscono la distribuzione dell'energia elettrica. 

Aggiunge Calzolaio: "quando arriverà la legge quadro? Entro la fine dell'anno, speriamo. Che limiti di esposizione ai campi si prevederà? Penso che la legge non debba contenere numeri e cifre. La vera chiarezza si fa sui principi. Poi spetterà alle norme di attuazione definire i singoli aspetti tecnici. Perché tanta cautela? Mancano ancora certezze scientifiche, ma quello non ci consente di accantonare il problema. C'è una situazione analoga a quella relativa ai cambiamenti climatici: non ci sono certezze, ma, anche a livello internazionale, si è deciso di agire e comunque ". Benissimo. Sappiamo che è un problema forse c’è e che una norma lo regola come se esso fosse della massima gravità, in attesa di saperne di più. Ma, alla fine, chi vive vicino ad un grappolo di antenne, corre dei rischi? "

L'unico modo per valutare l'esistenza e la consistenza di un rischio consiste nell'esaminare tutte le ricerche condotte su quell'argomento - dice Guglielmo D’Inzeo, professore alla Sapienza di Roma e direttore del Centro per lo studio delle integrazioni tra campi elettromagnetici e biosistemi -. I risultati forniti dall'insieme di queste ricerche, ormai di dominio pubblico, sono alla base della raccomandazione formulate a livello europeo e ci rassicurano sotto ogni profilo. Per quanto riguarda l'Italia, la normativa oggi vigente è estremamente restrittiva. Essa impone limiti di esposizione ai campi è elettromagnetici ad alta frequenza, di tivù e telefonini, da 20 a 100 volte inferiori a quelli suggeriti a livello internazionale e in vigore in Germania.

Mancano certezze?

Certo, ma ci si deve rendere conto che nessuna ricerca potrà mai dimostrare con assoluta certezza la mancanza di effetti di qualsivoglia materiale, tecnologia o alimento. Una certezza assoluta e totale può essere richiesta alla scienza soltanto da chi non ne conosce il metodo e le possibilità. Il che non significa che non si debba continuare ad effettuare nuovi ed ulteriori ricerche in questo abito. Anzi, è proprio questo il nostro mestiere di scienziati ".