RASSEGNA STAMPA

MANOVRE SULLA RAI
L'idea di cedere due reti per sottrarle a un Berlusconi possibile capo del governo non funziona. Ecco perché,..
Rebus delle TV
di Franco Bechis

Se domani mattina Roberto Zaccaria e Pierluigi Celli firmassero in un colpo il contratto di cessione a imprenditori privati della divisione uno della Rai, quella che controlla i primi due canali tv, non farebbero probabilmente un bel regalo all'acquirente.

Contrariamente a quello che si pensa le due televisioni commerciali della Rai non sono una gallina dalle uova d'oro. Un po' per limiti legislativi, visto che l'affollamento pubblicitario nelle ore chiave del prime-time di viale Mazzini è due terzi di quello di Mediaset. Un po' perché canali televisivi e strutture giornalistiche sono strettamente connaturati al gruppo multimediale pubblico nel suo complesso. E se oggi con un colpo d'accetta si se·parassero i primi due canali tv dal resto dell'azienda, togliendo la linfa vitale del canone, ci si troverebbe con un ramo aziendale la cui gestione sarebbe in profondo rosso.

Occorrerebbe una lunga cura radicale per riportarla sui giusti binari. Innanzitutto gli introiti in spot, che sui primi due canali Rai oggi ammontano a circa 1.600 miliardi di lire, non diventerebbero automaticamente di 2.400 miliardi. Potrebbero salire, secondo le prime analisi, a 1.000 massimo a 2 mila miliardi. Questo perché, come spiegato davanti alla commissione di vigilanza Rai nel giugno 1998 dal presidente della Sipra, Aldo Materia, <<la pubblicità può certamente influenzare gli ascolti. A questo proposito vi è un dato: le interruzioni dei film su Canale 5, che sono molto più frequenti, a parità di ipotesi di ascolto, penalizzano quella rete per un 15-20%. Quindi il film senza pubblicità viene certamente seguito più volentieri e quanto più frequenti sono le interruzioni, tanto maggiore è la reazione da parte deI fruitore di quel prodotto>>.

A fronte di un maggiore affollamento quindi la Rai privatizzata da un lato dovrà diminuire il proprio costo tabellare della pubblicità lanciando i pacchetti sconto che hanno fatto la fortuna di Publitalia, e dall'altro lato rischia di perdere ascolto e in ogni caso il primato nel confronto quotidiano con Mediaset, con una ulteriore erosione delle tariffe pubblicitarie. Insomma, quei 2 mila miliardi rischiano di diventare più che ambiziosi. E comunque nettamente inferiori alle spese attualmente sostenute per far funzionare la struttura esistente. Orfana del canone anche la parte più commerciale della televisione pubblica potrebbe resistere.

Oggi Celli e Zaccaria, per gli obblighi imposti dalla Comunità Europea, hanno dovuto evidenziare nettamente in bilancio ricavi da canone e ricavi da attività commerciale, indicandone la specifica destinazione. Ma il contratto di servizio con lo stato spalma i primi obblighi su tutte tre le reti televisive, impedendo al momento di poter evidenziare un vero e proprio bilancio autonomo. Non è però l'ostacolo principale a una privatizzazione netta della divisione uno dell'azienda pubblica. Se Mediaset è nata per successive aggregazioni di canali indipendenti e dotati di struttura autonoma, centralizzando tutti i servizi necessari, Ia Rai ha costruito la propria espansione per partenogenesi. E cioè da una Struttura centralizzata che ha assicurato la vita prima di un canale tv, poi di due, e ancora deI terzo cariale e di tutte le nuove attività collaterali. Non è semplice quindi la separazione dei costi. Per gli impianti Raiway potrebbe concedere a nolo quelli necessari alla trasmissione di Rai Uno e Rai Due, mantenendo così un importante cordoncino ombelicale con la casa madre pubblica. Per le altre strutture di funzionamento è molto più complicato. Per i costi di programmazione le due reti privatizzate dovrebbero procedere a una totale esternalizzazione, contando almeno per la prima stagione sulla casa madre in cerca di soluzioni alternative.

Sui costi del personale quello in forza alle due reti è decisamente inferiore alle necessità di produzione, oggi assicurate da strutture centralizzate o trasversali. Basti pensare che la confezione dei soli telegiornali è assicurata più che dagli organici di Tg1 e Tg2, dalle strutture comuni alle tre reti come le redazioni regionali e quella sportiva. Anche qui si potrebbe ipotizzare uno start up con la formula deI lavoro in affitto, in attesa di ristrutturazione delle testate. Paradossalmente in questa situazione lo stato tenendosi la sola Rai Tre e offerte collegate pagata dal canone (ma potrebbe essere lascito invariato con una offerta così ridotta?) si avvierebbe a incamerare, oltre ai 15-18 mila miliardi in grado di fruttare la cessione delle prime due reti, un utile faraonico del servizio pubblico, di almeno 2 mila miliardi di lire all'anno. Mentre l'acquirente dovrebbe rassegnarsi a compilare un business plan in perdita per i primi due o tre anni di circa 3-400 miliardi di lire ad esercizio. Sarà anche per questo che il prudente Cesare Romiti di fronte all'ipotesi di privatizzazione Rai ha affermato di accontentarsi di una più modesta partecipazione di minoranza in un canale radiofonico.


Roma, 13 settembre 2000
RAI con tv europee per le Olimpiadi di Atene

Un consorzio di società televisive europee dell'Inghilterra, Francia ed Italia ha presentato l'offerta per la copertura radiotelevisiva in qualità di host broadcaster dei prossimi Giochi Olimpici di Atene 2004. L'offerta è in risposta all'invito dell'ATHOC, il comitato organizzativo greco, a competere per il compito di produrre uno dei più grandi eventi televisivi nel mondo. Le società televisive guidate da BBC Resources Ltd includono la Rai, principale società televisiva italiana, ed un raggruppamento di tre società televisive francesi, France 3, TDF e TVRS.

L'offerta implica la realizzazione di una completa copertura internazionale radiofonica e televisiva dei 28 sport, oltre che di un Centro televisivo Internazionale con infrastrutture tecnologiche a supporto di 10.000 addetti degli enti televisivi ospiti.
L'offerta prevede un impegno del consorzio ad impiegare e valorizzare società e fornitori greci e a sviluppare una formazione specialistica sia in loco sia presso le società che formano il consorzio.

Roger Jephcott, Project Leader dell'offerta europea, ha detto:
"Siamo entusiasti di aver avuto il benestare dell'ATHOC per lanciare questa offerta. Se dovessimo vincere questa operazione, aspiriamo a mostrare al mondo che l'Europa, ed in particolare la Grecia, è il luogo naturale per i maggiori eventi sportivi internazionali. I cinque partners del nostro consorzio hanno insieme una grossa esperienza nel coprire eventi televisivi complessi così come hanno disponibilità di tecnologie produttive all'avanguardia. Tuttavia, abbiamo bisogno di coinvolgere le persone del posto. Utilizzando i loro talenti possiamo far diventare le Olimpiadi del 2004 un caso televisivo nel mondo, garantendo ad ogni paese la migliore copertura di questo gioiello nel calendario sportivo".

Piero Gaffuri, Direttore della Divisione Produzione della RAI spiega che: "Questo consorzio, nato su iniziativa della Divisione Produzione della RAI, dà la misura della capacità di competere sul mercato e della nostra credibilità internazionale. Il contributo della RAI è stato importante nella compilazione dell'offerta ed è stata data prova di professionalità e flessibilità nel lavorare in team con prestigiosi partner europei".

[n.d.r.: Anche se a conoscenza della avvenuta sconfitta nell’ambito della gara, abbiamo voluto comunque inserire questo articolo, perché siamo convinti che sia questa la strada da seguire per la Divisione Produzione della Rai e soprattutto per le Riprese Esterne.]


14 Luglio 2000
Formata una società per realizzare il primo portale video-on-demand sulla rete a larga banda.
Il 60% delle azioni sarà posseduto da viale Mazzini, che intende inserire la nuova s.p.a. all’interno della subholding Rai New Media, che dovrebbe essere quotata entro la fine dell’anno a piazza Affari.
Jv Rai-e.Biscom per fast Internet
Di Antonio Satta

Per una volta tanto l’Italia arriva prima. Così almeno ha annunciato entusiasta Silvio Scaglia presentando, in videoconferenza dagli studi Rai di Milano, la joint venture che e.Biscom, di cui è amministratore delegato, ha sottoscritto con l’azienda radiotelevisiva pubblica per realizzare un video portele a larga banda. Dall’altra parte del video, nel salone di rappresentanza di viale Mazzini, il presidente Rai Roberto Zaccaria, Il direttore generale Pierluigi Celli e l’intero cda hanno festeggiato con analoga enfasi la nascita della prima piattaforma televisiva on demand, per news, fiction e intrattenimento. “Contiamo di avere 18 mesi di vantaggio sui possibili concorrenti, e in questo settore è un lasso di tempo notevole” ha sottolineato il presidente di e.Biscom Francesco Micheli.

La società, 60% Rai e 40% del gruppo milanese, lancerà il servizio entro la fine dell’anno 2000 sulla rete FastWeb di Milano, Torino e Genova per poi allargarsi anche alle altre città, appena verranno connesse, secondo il programma di investimenti di e.Biscom che ha messo in campo 11 mila miliardi. Film, notiziari tv, sport, varietà e altri servizi, compresi quelli di e.commerce viaggeranno sulle linee in fibra ottica a 10 megabyte, utilizzando il protocollo Internet e saranno ricevibili sia sul pc che sui televisori dotati di set top box. Il punto di forza sarà l’interattività. Tutti i contenuti, infatti saranno forniti secondo la modalità Vod (Video on demand), in parte gratuitamente (la pubblicità dovrebbe essere uno dei canali più importanti di ricavo), in parte a pagamento, ma, ha spiegato Luca Balestrieri, direttore business development della Rai, “con una strategia di prezzi molto aggressiva. Sicuramente con costi, per l’utente, molto più bassi di quelli delle pay tv”. Gli obbiettivi finanziari prevedono nel 2004 ricavi netti per 116 miliardi, con un Ebitda (margine operativo prima fase, interessi e ammortamenti) di 29 e un utile netto di 24 miliardi. La Rai metterà a la sua library ma non in esclusiva. Se i due soci saranno d’accordo, ha spiegato Zaccaria, non è escluso che in un secondo momento possano entrare anche altri partner.

Anche questa società, di cui non è stato ancora scelto il nome, farà parte della subholding new media, che la Rai vuole quotare in borsa, insieme a Rai Sat, Rai Net, Serra creativa e la jv tra Rai e Rcs.

E proprio ieri, il cda Rai ha nominato il consiglio di amministrazione di New Media, che sarà presieduto da Claudio Cappon, vicedirettore generale di viale Mazzini, e composto da Luca Balestrieri, Alberto Bianchi, Adriano De Maio, Rubens Esposito, Sandro Frova, Gilberto Gabrielli, Alberto Perricone, Barbara Scaramucci.

(La società ha preso il nome di RAI CLICK. N.d.r.)


Roma, 27 giugno 2000
Joint-Venture RAI-RCS per canale televisivo sportivo via satellite e servizi internet

La RAI Radiotelevisione Italiana S.p.A. e RCS Editori S.p.A. hanno raggiunto un accordo per la costituzione di una joint-venture paritetica per la realizzazione di un'offerta di contenuti sportivi sul canale satellitare Rai Sport e di servizi Internet correlati.

L'intesa intende valorizzare la leadership che RAI (prima azienda radiotelevisiva italiana) e RCS (primo gruppo editoriale italiano) hanno acquisito in questo settore.

Verranno realizzati servizi sui principali eventi sportivi, utilizzando anche nuovi linguaggi multimediali e interattivi. L'offerta si propone come punto di riferimento per la programmazione sportiva del settore new media, valorizzando le potenzialità produttive e professionali dei due gruppi e, in particolare, di Rai Sport e Gazzetta dello sport.

La programmazione del canale Rai Sport Satellite, che verrà finanziato mediante raccolta pubblicitaria, sarà così arricchita in forma complementare da contenuti e prodotti forniti dalla collaborazione tra Rai Sport e Gazzetta dello sport. Tale collaborazione è già stata sperimentata con pieno successo in occasione di Euro2000, con il programma "Eurocalcio" in onda ogni giorno alle 15.00 su Rai Sport Sat.

La programmazione complementare sarà caratterizzata da commenti, servizi di approfondimento, informazione, pronostici attorno ai principali eventi sportivi. I contenuti prodotti per il canale satellitare dalla joint venture RAI/RCS, che agisce da puro fornitore di contenuti, saranno in larga misura trasposti su Internet nella forma di pagine web e contributi audio/video, aggiungendosi cosi ai contenuti (rubriche di informazione, forum, risultati, giochi e statistiche) creati appositamente per l'utenza on line.