Attuazione delle direttive 93/104/CE e 2000/34/CE concernenti taluni aspetti dell'organizzazione dell'orario di lavoro.
Titolo I
Disposizioni generali
Articolo1
Finalità e definizioni
Le disposizioni contenute nel presente decreto, nel dare
attuazione organica alla direttiva n. 93/104/Ce del Consiglio, del 23 novembre
1993, così come modificata dalla direttiva n. 2000/34/Ce del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 22 giugno 2000, sono dirette a regolamentare in
modo uniforme su tutto il territorio nazionale, e nel pieno rispetto del ruolo
della autonomia negoziale collettiva, i profili di disciplina del rapporto di
lavoro connessi alla organizzazione dell'orario di lavoro.
Agli effetti delle disposizioni di cui al presente decreto si intende per:
a) orario di lavoro: qualsiasi periodo in cui il lavoratore
sia al lavoro, a disposizione del datore di lavoro e nell'esercizio della sua
attività o delle sue funzioni;
b) periodo di riposo: qualsiasi periodo che non rientra nell'orario di lavoro;
c) lavoro straordinario: è il lavoro prestato oltre l'orario normale di lavoro
così come definito all'articolo 3 del presente decreto;
d) periodo notturno: periodo di almeno sette ore consecutive comprendenti
l'intervallo tra la mezzanotte e le cinque del mattino;
e) lavoratore notturno:
- qualsiasi lavoratore che durante il periodo notturno svolga almeno tre ore
del suo tempo di lavoro giornaliero impiegato in modo normale;
- qualsiasi lavoratore che svolga durante il periodo notturno almeno una parte
del suo orario di lavoro secondo le norme definite dai contratti collettivi di
lavoro. In difetto di disciplina collettiva è considerato lavoratore notturno
qualsiasi lavoratore che svolga lavoro notturno per un minimo di 80 giorni
lavorativi all'anno; il suddetto limite minimo è riproporzionato in caso di
lavoro a tempo parziale;
f) lavoro a turni: qualsiasi metodo di organizzazione del lavoro anche a
squadre in base al quale dei lavoratori siano successivamente occupati negli
stessi posti di lavoro, secondo un determinato ritmo, compreso il ritmo
rotativo, che può essere di tipo continuo o discontinuo, e il quale comporti
la necessità per i lavoratori di compiere un lavoro a ore differenti su un
periodo determinato di giorni o di settimane;
g) lavoratore a turni: qualsiasi lavoratore il cui orario di lavoro sia
inserito nel quadro del lavoro a turni;
h) lavoratore mobile: qualsiasi lavoratore impiegato quale membro del
personale viaggiante o di volo presso una impresa che effettua servizi di
trasporto passeggeri o merci su strada, per via aerea o per via navigabile, o
a impianto fisso non ferroviario;
i) lavoro offshore: l'attività svolta prevalentemente su una installazione
offshore (compresi gli impianti di perforazione) o a partire da essa,
direttamente o indirettamente legata alla esplorazione, alla estrazione o allo
sfruttamento di risorse minerali, compresi gli idrocarburi, nonché le attività
di immersione collegate a tali attività, effettuate sia a partire da una
installazione offshore che da una nave;
j) riposo adeguato: il fatto che i lavoratori dispongano di periodi di riposo
regolari, la cui durata è espressa in unità di tempo, e sufficientemente
lunghi e continui per evitare che essi, a causa della stanchezza della fatica
o di altri fattori che perturbano la organizzazione del lavoro, causino
lesioni a se stessi, ad altri lavoratori o a terzi o danneggino la loro
salute, a breve o a lungo termine;
k) contratti collettivi di lavoro: contratti collettivi stipulati da
organizzazioni sindacali dei lavoratori comparativamente più rappresentative.
Articolo 2
Campo di applicazione
Le disposizioni contenute nel presente decreto si applicano
a tutti i settori di attività pubblici e privati con le uniche eccezioni del
lavoro della gente di mare di cui alla direttiva 1999/63/Ce, del personale di
volo nella aviazione civile di cui alla direttiva 2000/79/Ce e dei lavoratori
mobili per quanto attiene ai profili di cui alla direttiva 2002/15/Ce.
Nei riguardi delle forze armate e di polizia, dei servizi
di protezione civile, ivi compresi quelli del corpo nazionale dei vigili del
fuoco, nonché nell'ambito delle strutture giudiziarie, penitenziarie e di
quelle destinate per finalità istituzionali alle attività degli organi con
compiti in materia di ordine e sicurezza pubblica, delle biblioteche, dei
musei e delle aree archeologiche dello stato le disposizioni contenute nel
presente decreto non trovano applicazione unicamente in presenza di
particolari esigenze inerenti al servizio espletato o di ragioni connesse ai
servizi di ordine e sicurezza pubblica, di difesa e protezione civile, nonché
degli altri servizi espletati dal corpo nazionale dei vigili del fuoco, così
come individuate con decreto del ministro competente, di concerto con i
ministri del lavoro e delle politiche sociali, della salute, dell'economia e
delle finanze e per la funzione pubblica, da emanarsi entro 120 giorni dalla
data di entrata in vigore del presente decreto.
Le disposizioni del presente decreto non si applicano al
personale della scuola di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297
[1]
La disciplina contenuta nel presente decreto si applica anche agli apprendisti maggiorenni.
Titolo II
Principi in materia di organizzazione dell'orario
di lavoro
Articolo 3
Orario normale di lavoro
L'orario normale di lavoro è fissato in 40 ore settimanali.
I contratti collettivi di lavoro possono stabilire, ai fini contrattuali, una durata minore e riferire l'orario normale alla durata media delle prestazioni lavorative in un periodo non superiore all'anno.
Articolo 4
Durata massima dell'orario di lavoro
I contratti collettivi di lavoro stabiliscono la durata
massima settimanale dell'orario di lavoro.
La durata media dell'orario di lavoro non può in ogni caso
superare, per ogni periodo di sette giorni, le 48 ore, comprese le ore di
lavoro straordinario.
Ai fini della disposizione di cui al comma 2, la durata
media dell'orario di lavoro deve essere calcolata con riferimento a un periodo
non superiore a quattro mesi.
I contratti collettivi di lavoro possono in ogni caso
elevare il limite di cui al comma 3 fino a sei mesi ovvero fino a 12 mesi a
fronte di ragioni obiettive, tecniche o inerenti all'organizzazione del
lavoro, specificate negli stessi contratti collettivi.
In caso di superamento delle 48 ore di lavoro settimanale, attraverso prestazioni di lavoro straordinario, per le unità produttive che occupano più di dieci dipendenti il datore di lavoro è tenuto a informare, alla scadenza del periodo di riferimento di cui ai precedenti commi 3 e 4, la direzione provinciale del lavoro - Settore ispezione del lavoro competente per territorio. I contratti collettivi di lavoro possono stabilire le modalità per adempiere al predetto obbligo di comunicazione.
Articolo 5
Lavoro straordinario
Il ricorso a prestazioni di lavoro straordinario deve
essere contenuto.
Fermi restando i limiti di cui all'articolo 4, i contratti
collettivi di lavoro regolamentano le eventuali modalità di esecuzione delle
prestazioni di lavoro straordinario.
In difetto di disciplina collettiva applicabile, il ricorso
al lavoro straordinario è ammesso soltanto previo accordo tra datore di lavoro
e lavoratore per un periodo che non superi le 250 ore annuali.
Salvo diversa disposizione dei contratti collettivi il
ricorso a prestazioni di lavoro straordinario è inoltre ammesso in relazione
a:
a) casi di eccezionali esigenze tecnico-produttive e di impossibilità di
fronteggiarle attraverso l'assunzione di altri lavoratori;
b) casi di forza maggiore o casi in cui la mancata esecuzione di prestazioni
di lavoro straordinario possa dare luogo a un pericolo grave e immediato
ovvero a un danno alle persone o alla produzione;
c) eventi particolari, come mostre, fiere e manifestazioni collegate alla
attività produttiva, nonché allestimento di prototipi, modelli o simili,
predisposti per le stesse, preventivamente comunicati agli uffici competenti
ai sensi dell'articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241 [2] , come
sostituito dall'articolo 2, comma 10, della legge 24/12/1993, n. 537, e in
tempo utile alle rappresentanze sindacali in aziendali.
Il lavoro straordinario deve essere computato a parte e compensato con le maggiorazioni retributive previste dai contratti collettivi di lavoro. I contratti collettivi possono in ogni caso consentire che, in alternativa o in aggiunta alle maggiorazioni retributive, i lavoratori usufruiscano di riposi compensativi.
Articolo 6
Criteri di computo
I periodi di ferie annue e i periodi di assenza per
malattia non sono presi in considerazione ai fini del computo della media di
cui all'articolo 4.
Nel caso di lavoro straordinario, se il riposo compensativo di cui ha beneficiato il lavoratore è previsto in alternativa o in aggiunta alla maggiorazione retributiva di cui al comma 5 dell'articolo 5, le ore di lavoro straordinario prestate non si computano ai fini della media di cui all'articolo 4.
Titolo III
Pause, riposi e ferie
Articolo 7
Riposo giornaliero
Ferma restando la durata normale dell'orario settimanale,
il lavoratore ha diritto a 11 ore di riposo consecutivo ogni 24 ore. Il riposo
giornaliero deve
essere fruito in modo consecutivo fatte salve le attività caratterizzate da
periodi di lavoro frazionati durante la giornata.
Articolo 8
Pause
Qualora l'orario di lavoro giornaliero ecceda il limite di
sei ore il lavoratore deve beneficiare di un intervallo per pausa, le cui
modalità e la cui durata sono stabilite dai contratti collettivi di lavoro, ai
fini del recupero delle energie psico-fisiche e della eventuale consumazione
del pasto anche al fine di attenuare il lavoro monotono e ripetitivo.
Nelle ipotesi di cui al comma che precede, in difetto di
disciplina collettiva che preveda un intervallo a qualsivoglia titolo
attribuito, al lavoratore deve essere concessa una pausa, anche sul posto di
lavoro, tra l'inizio e la fine di ogni periodo giornaliero di lavoro, di
durata non inferiore a dieci minuti e la cui collocazione deve tener conto
delle esigenze tecniche del processo lavorativo.
Salvo diverse disposizioni dei contratti collettivi, rimangono non retribuiti o computati come lavoro ai fini del superamento dei limiti di durata i periodi di cui all'articolo 5 rd 10/9/1923, n. 1955 [3] e successivi atti applicativi e dell'articolo 4 del rd 10 settembre 1923, n. 1956 [4] e successive integrazioni.
Articolo 9
Riposi settimanali
Il lavoratore ha diritto ogni sette giorni a un periodo di
riposo di almeno 24 ore consecutive, di regola in coincidenza con la domenica,
da cumulare con le ore di riposo giornaliero di cui all'articolo 7.
Fanno eccezione alla disposizione di cui al comma 1:
a) le attività di lavoro a turni ogni volta che il lavoratore cambi squadra e
non
possa usufruire, tra la fine del servizio di una squadra e l'inizio di quello
della squadra successiva, di periodi di riposo giornaliero o settimanale;
b) le attività caratterizzate da periodi di lavoro frazionati durante la
giornata;
c) per il personale che lavora nel settore dei trasporti ferroviari: le
attività discontinue; il servizio prestato a bordo dei treni; le attività
connesse con gli orari del trasporto ferroviario che assicurano la continuità
e la regolarità del traffico ferroviario;
d) i contratti collettivi possono stabilire previsioni diverse, nel rispetto
delle condizioni previste dall'articolo 17, comma 4.
Il riposo di 24 ore consecutive può essere fissato in un
giorno diverso dalla domenica e può essere attuato mediante turni per il
personale interessato a modelli tecnico-organizzativi di turnazione
particolare ovvero addetto alle attività aventi le seguenti caratteristiche:
a) operazioni industriali per le quali si abbia l'uso di forni a combustione o
a energia elettrica per l'esercizio di processi caratterizzati dalla
continuità della combustione e operazioni collegate, nonché attività
industriali ad alto assorbimento di energia elettrica e operazioni collegate;
b) attività industriali il cui processo richieda, in tutto o in parte, lo
svolgimento continuativo per ragioni tecniche;
c) industrie stagionali per le quali si abbiano ragioni di urgenza riguardo
alla materia prima o al prodotto dal punto di vista del loro deterioramento e
della loro utilizzazione, comprese le industrie che trattano materie prime di
facile deperimento e il cui periodo di lavorazione si svolge in non più di tre
mesi all'anno, ovvero quando nella stessa azienda e con lo stesso personale si
compiano alcune delle suddette attività con un decorso complessivo di
lavorazione superiore a tre mesi;
d) i servizi e attività il cui funzionamento domenicale corrisponda a esigenze
tecniche ovvero soddisfi interessi rilevanti della collettività ovvero sia di
pubblica utilità;
e) attività che richiedano l'impiego di impianti e macchinari ad alta
intensità di capitali o ad alta tecnologia;
f) attività di cui all'articolo 7 della legge 22 febbraio 1934, n. 370;
g) attività indicate agli articoli 11, 12, 13 del decreto legislativo 31 marzo
1998, n. 114.
Sono fatte salve le disposizioni speciali che consentono la
fruizione del riposo settimanale in giorno diverso dalla domenica nonché le
deroghe previste dalla legge 22 febbraio 1934, n. 370.
Con decreto del ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il ministro per la funzione pubblica per quanto coinvolge i pubblici dipendenti, adottato sentite le organizzazioni sindacali nazionali di categoria comparativamente più rappresentative nonché le organizzazioni nazionali dei datori di lavoro, saranno individuate le attività aventi le caratteristiche di cui al comma 3, che non siano già ricomprese nel decreto ministeriale 22 giugno 1935, e successive modifiche e integrazioni, pubblicato nella G.U. n. 161 del 12 luglio 1935, nonché quelle di cui al comma 2, lett. d), salve le eccezioni di cui alle lettere a), b) e c). Con le stesse modalità il ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il ministro per la funzione pubblica per quanto coinvolge i pubblici dipendenti, provvede all'aggiornamento e alla integrazione delle predette attività. Nel caso di cui al comma 2, lett. d), e salve le eccezioni di cui alle lettere a), b), e c) l'integrazione avrà senz'altro luogo decorsi 30 giorni dal deposito dell'accordo presso il ministero stesso. I predetti decreti, per le materie di esclusivo interesse dei dipendenti pubblici, sono adottati dal ministro per la funzione pubblica, di concerto con il ministro del lavoro e delle politiche sociali.
Articolo 10
Ferie annuali
Fermo restando quanto previsto dall'articolo 2109 del
codice civile [5] , il prestatore di lavoro ha diritto a un periodo annuale di
ferie retribuite non inferiore a quattro settimane. I contratti collettivi di
lavoro possono stabilire condizioni di miglior favore.
Il predetto periodo minimo di quattro settimane non può
essere sostituito dalla relativa indennità per ferie non godute, salvo il caso
di risoluzione del rapporto di lavoro.
Nel caso di orario espresso come media ai sensi
dell'articolo 3, comma 2, i contratti collettivi stabiliscono criteri e
modalità di regolazione.
Titolo IV
Lavoro notturno
Articolo 11
Limitazioni al lavoro notturno
L'inidoneità al lavoro notturno può essere accertata
attraverso le competenti strutture sanitarie pubbliche.
I contratti collettivi stabiliscono i requisiti dei
lavoratori che possono essere esclusi dall'obbligo di effettuare lavoro
notturno. È in ogni caso vietato adibire le donne al lavoro, dalle ore 24 alle
ore 6, dall'accertamento dello stato di gravidanza fino al compimento di un
anno di età del bambino. Non sono inoltre obbligati a prestare lavoro
notturno:
a) la lavoratrice madre di un figlio di età inferiore a tre anni o, in
alternativa, il lavoratore padre convivente con la stessa;
b) la lavoratrice o il lavoratore che sia l'unico genitore affidatario di un
figlio convivente di età inferiore a 12 anni;
c) la lavoratrice o il lavoratore che abbia a proprio carico un soggetto
disabile ai sensi della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e successive
modificazioni.
Articolo 12
Modalità di organizzazione del lavoro notturno e obblighi di
comunicazione
L'introduzione del lavoro notturno deve essere preceduta,
secondo i criteri e con le modalità previsti dai contratti collettivi, dalla
consultazione delle rappresentanze sindacali in azienda, se costituite,
aderenti alle organizzazioni firmatarie del contratto collettivo applicato
dall'impresa. In mancanza, tale consultazione va effettuata con le
organizzazioni territoriali dei lavoratori come sopra definite per il tramite
dell'associazione cui l'azienda aderisca o conferisca mandato. La
consultazione va effettuata e conclusa entro un periodo di sette giorni.
Il datore di lavoro, anche per il tramite dell'associazione cui aderisca o conferisca mandato, informa per iscritto i servizi ispettivi della direzione provinciale del lavoro competente per territorio, con periodicità annuale, della esecuzione di lavoro notturno svolto in modo continuativo o compreso in regolari turni periodici, salvo che esso sia disposto dal contratto collettivo. Tale informativa va estesa alle organizzazioni sindacali di cui al comma 1.
Articolo 13
Durata del lavoro notturno
L'orario di lavoro dei lavoratori notturni non può superare
le otto ore in media nelle 24 ore, salva l'individuazione da parte dei
contratti collettivi, anche aziendali, di un periodo di riferimento più ampio
sul quale calcolare come media il suddetto limite.
È affidata alla contrattazione collettiva l'eventuale
definizione delle riduzioni dell'orario di lavoro o dei trattamenti economici
indennitari nei confronti dei lavoratori notturni. Sono fatte salve le
disposizioni della contrattazione collettiva in materia di trattamenti
economici e riduzioni di orario per i lavoratori notturni anche se non
concesse a titolo specifico.
Entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore del
presente decreto, con decreto del ministro del lavoro e delle politiche
sociali, di concerto con il ministro per la funzione pubblica per quanto
coinvolge i pubblici dipendenti, previa consultazione delle organizzazioni
sindacali nazionali di categoria comparativamente più rappresentative e delle
organizzazioni nazionali dei datori di lavoro, viene stabilito un elenco delle
lavorazioni che comportano rischi particolari o rilevanti tensioni fisiche o
mentali, il cui limite è di otto ore nel corso di ogni periodo di 24 ore. Il
predetto decreto, per le materie di esclusivo interesse dei dipendenti
pubblici, è
adottato dal ministro per la funzione pubblica, di concerto con il ministro
del lavoro e delle politiche sociali.
Il periodo minimo di riposo settimanale non viene preso in
considerazione per il computo della media quando coincida con il periodo di
riferimento stabilito dai contratti collettivi di cui al comma 1.
Con riferimento al settore della panificazione non industriale la media di cui al comma 1 del presente articolo va riferita alla settimana lavorativa.
Articolo 14
Tutela in caso di prestazioni di lavoro notturno
La valutazione dello stato di salute dei lavoratori addetti
al lavoro notturno deve avvenire attraverso controlli preventivi e periodici
adeguati al rischio cui il lavoratore è esposto, secondo le disposizioni
previste dalla legge e dai contratti collettivi.
Durante il lavoro notturno il datore di lavoro garantisce,
previa informativa alle rappresentanze sindacali di cui all'articolo 12, un
livello di servizi o di mezzi di prevenzione o di protezione adeguato ed
equivalente a quello previsto per il turno diurno.
Il datore di lavoro, previa consultazione con le
rappresentanze sindacali di cui all'articolo 12, dispone, ai sensi degli
articoli 40 e seguenti del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, per
i lavoratori notturni che effettuano le lavorazioni che comportano rischi
particolari di cui all'elenco definito dall'articolo 13, comma 3, appropriate
misure di protezione personale e collettiva.
I contratti collettivi di lavoro possono prevedere modalità e specifiche misure di prevenzione relativamente alle prestazioni di lavoro notturno di particolari categorie di lavoratori, quali quelle individuate con riferimento alla legge 5 giugno 1990, n. 135, e alla legge 26 giugno 1990, n. 162.
Articolo 15
Trasferimento al lavoro diurno
Qualora sopraggiungano condizioni di salute che comportino
l'inidoneità alla prestazione di lavoro notturno, accertata dal medico
competente o dalle strutture sanitarie pubbliche, il lavoratore verrà
assegnato al lavoro diurno, in altre mansioni equivalenti, se esistenti e
disponibili.
La contrattazione collettiva definisce le modalità di
applicazione delle disposizioni di cui al comma precedente e individua le
soluzioni nel caso in cui l'assegnazione prevista dal comma citato non risulti
applicabile.
Titolo V
Disposizioni finali e deroghe
Articolo 16
Deroghe alla disciplina della durata settimanale dell'orario
Fatte salve le condizioni di miglior favore stabilite dai
contratti collettivi, sono escluse dall'ambito di applicazione della
disciplina della durata settimanale dell'orario di cui all'art. 3
a) le fattispecie previste dall'art. 4 del
rd n. 692/1923 e successive
modifiche;
b) le fattispecie di cui al rd n. 1957/1923 e successive modifiche, alle
condizioni ivi previste, e le fattispecie di cui agli artt. 8 e 10 del
rd n.
1955/1923;
c) le industrie di ricerca e coltivazione di idrocarburi, sia in mare che in
terra, di posa di condotte e installazione in mare;
d) le occupazioni che richiedono un lavoro discontinuo o di semplice attesa o
custodia elencate nella tabella approvata con
rd 6 dicembre 1923, n. 2657, e
successive modificazioni e integrazioni, alle condizioni ivi previste;
e) i commessi viaggiatori o piazzisti;
f) il personale viaggiante dei servizi pubblici di trasporto per via
terrestre;
g) gli operai agricoli a tempo determinato;
h) i giornalisti professionisti, praticanti e pubblicisti dipendenti da
aziende editrici di giornali, periodici e agenzie di stampa, nonché quelli
dipendenti da aziende pubbliche e private esercenti servizi radiotelevisivi;
i) il personale poligrafico (operai e impiegati) addetto alle attività di
composizione, stampa e spedizione di quotidiani e settimanali, di documenti
necessari al funzionamento degli organi legislativi e amministrativi nazionali
e locali, nonché alle attività produttive delle agenzie di stampa;
j) il personale addetto ai servizi di informazione radiotelevisiva gestiti da
aziende pubbliche e private;
k) i lavori di cui all'art. 1 della legge 20/4/1978, n. 154 e all'art. 2 della
legge 13/7/1966, n. 559;
l) le prestazioni rese da personale addetto alle aree operative, per
assicurare la continuità del servizio, nei settori appresso indicati:
- personale dipendente da imprese concessionarie di servizi nei settori delle
poste, delle autostrade, dei servizi portuali e aeroportuali, nonché personale
dipendente da aziende che gestiscono servizi pubblici di trasporto e da
imprese esercenti servizi di telecomunicazione;
- personale dipendente da aziende pubbliche e private di produzione,
trasformazione, distribuzione, trattamento ed erogazione di energia elettrica,
gas, calore e acqua;
- personale dipendente da quelle di raccolta, trattamento, smaltimento e
trasporto di rifiuti solidi urbani;
- personale addetto ai servizi funebri e cimiteriali limitatamente ai casi in
cui il servizio stesso sia richiesto dall'autorità giudiziaria, sanitaria o di
pubblica sicurezza;
m) personale dipendente da gestori di impianti di distribuzione di carburante
non autostradali;
n) personale non impiegatizio dipendente da stabilimenti balneari, marini,
fluviali, lacuali e piscinali.
Le attività e le prestazioni indicate alle lettere da a) a n) del comma 1 verranno aggiornate e armonizzate con i principi contenuti nel presente decreto legislativo mediante decreto del ministero del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il ministro per la funzione pubblica per quanto concerne i pubblici dipendenti, da adottarsi sentite le organizzazioni sindacali nazionali maggiormente rappresentative nonché le organizzazioni nazionali dei datori di lavoro. Il predetto decreto, per le materie di esclusivo interesse dei dipendenti pubblici, è adottato dal ministro per la funzione pubblica, di concerto con il ministro del lavoro e delle politiche sociali.
Articolo 17
Deroghe alla disciplina in materia di riposo giornaliero, pause, lavoro
notturno, durata massima settimanale
Le disposizioni di cui agli articoli 7, 8, 12 e 13 possono
essere derogate mediante contratti collettivi o accordi conclusi a livello
nazionale tra le organizzazioni sindacali nazionali comparativamente più
rappresentative e le associazioni nazionali dei datori di lavoro firmatarie di
contratti collettivi nazionali di lavoro o, conformemente alle regole fissate
nelle medesime intese, mediante contratti collettivi o accordi conclusi al
secondo livello di contrattazione.
In mancanza di disciplina collettiva, il ministero del
lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il ministro per la funzione
pubblica per quanto coinvolge i pubblici dipendenti, su richiesta delle
organizzazioni sindacali nazionali di categoria comparativamente più
rappresentative o delle associazioni nazionali di categoria dei datori di
lavoro firmatarie dei contratti collettivi nazionali di lavoro, adotta un
decreto, sentite le stesse parti, per stabilire deroghe agli articoli 4, terzo
comma, nel limite dei sei mesi, 7, 8, 12 e 13 con riferimento:
a) alle attività caratterizzate dalla distanza fra il luogo di lavoro e il
luogo di residenza del lavoratore, compreso il lavoro offshore, oppure dalla
distanza fra i suoi diversi luoghi di lavoro;
b) alle attività di guardia, sorveglianza e permanenza caratterizzate dalla
necessità di assicurare la protezione dei beni e delle persone, in
particolare, quando si tratta di guardiani o portinai o di imprese di
sorveglianza;
c) alle attività caratterizzate dalla necessità di assicurare la continuità
del servizio o della produzione, in particolare, quando si tratta:
1) di servizi relativi all'accettazione, al trattamento o alle cure prestati
da ospedali o stabilimenti analoghi, comprese le attività dei medici in
formazione, da case di riposo e da carceri;
2) del personale portuale o aeroportuale;
3) di servizi della stampa, radiofonici, televisivi, di produzione
cinematografica, postali o delle telecomunicazioni, di servizi di ambulanza,
antincendio o di protezione civile;
4) di servizi di produzione, di conduzione e distribuzione del gas, dell'acqua
e dell'elettricità, di servizi di raccolta dei rifiuti domestici o degli
impianti di incenerimento;
5) di industrie in cui il lavoro non può essere interrotto per ragioni
tecniche;
6) di attività di ricerca e sviluppo;
7) dell'agricoltura;
8) di lavoratori operanti nel settore del trasporto passeggeri in ambito
urbano ai sensi dell'articolo 10, comma 1, punto 14, 2° periodo, del
dpr 26
ottobre 1972, n. 633.
d) in caso di sovraccarico prevedibile di attività, e in particolare:
1) nell'agricoltura;
2) nel turismo;
3) nei servizi postali.
e) per personale che lavora nel settore dei trasporti ferroviari:
1) per le attività discontinue;
2) per il servizio prestato a bordo dei treni;
3) per le attività connesse al trasporto ferroviario e che assicurano la
regolarità del traffico ferroviario.
f) a fatti dovuti a circostanze estranee al datore di lavoro, eccezionali e
imprevedibili o eventi eccezionali, le conseguenze dei quali sarebbero state
comunque inevitabili malgrado la diligenza osservata;
g) in caso di incidente o di rischio di incidente imminente.
Alle stesse condizioni di cui al comma 2 si può derogare
alla disciplina di cui all'articolo 7:
a) per l'attività di lavoro a turni tutte le volte in cui il lavoratore cambia
squadra e non può usufruire tra la fine del servizio di una squadra e l'inizio
di quello della squadra successiva di periodi di riposo giornaliero;
b) per le attività caratterizzate da periodo di lavoro frazionati durante la
giornata, in particolare del personale addetto alle attività di pulizie.
Le deroghe previste nei commi che precedono possono essere
ammesse soltanto a condizione che ai prestatori di lavoro siano accordati
periodi equivalenti di riposo compensativo o, in casi eccezionali in cui la
concessione di tali periodi equivalenti di riposo compensativo non sia
possibile per motivi oggettivi, a condizione che ai lavoratori interessati sia
accordata una protezione appropriata.
Nel rispetto dei principi generali della protezione della
sicurezza e della salute dei lavoratori, le disposizioni di cui agli articoli
3, 4, 5, 7, 8, 12 e 13 del presente decreto legislativo non si applicano ai
lavoratori la cui durata dell'orario di lavoro, a causa delle caratteristiche
dell'attività esercitata, non è misurata o predeterminata o può essere
determinata dai lavoratori stessi e, in particolare, quando si tratta:
a) di dirigenti, di personale direttivo delle aziende o di altre persone
aventi potere di decisione autonomo;
b) di manodopera familiare;
c) di lavoratori nel settore liturgico delle chiese e delle comunità
religiose;
d) di prestazioni rese nell'ambito di rapporti di lavoro a domicilio e di
telelavoro.
Nel rispetto dei principi generali della protezione della
sicurezza e della salute dei lavoratori, le disposizioni di cui agli articoli
7, 8, 9 e 13 del presente decreto legislativo non si applicano al personale
mobile. Per il personale mobile dipendente da aziende autoferrotranviarie,
trovano applicazione le relative disposizioni di cui al rdl 19 ottobre 1923,
n. 2328 e alla legge 14 febbraio 1958, n. 138.
Il decreto di cui al comma 2, per le materie di esclusivo interesse dei dipendenti pubblici, è adottato dal ministro per la funzione pubblica, di concerto con il ministro del lavoro e delle politiche sociali.
Articolo 18
Lavoratori a bordo di navi da pesca marittima
Gli articoli 4, 7, 8, 9, 11, 12, 13, 14 e 15 non si
applicano ai lavoratori a bordo di navi da pesca marittima.
Fatte salve le disposizioni dei contratti collettivi
nazionali di categoria, la durata dell'orario di lavoro a bordo delle navi da
pesca è stabilita in 48 ore di lavoro settimanali medie, calcolate su un
periodo di riferimento di un anno, mentre i limiti dell'orario di lavoro o di
quello di riposo a bordo delle navi da pesca sono così stabiliti:
a) il numero massimo delle ore di lavoro a bordo non deve superare:
1. 14 ore in un periodo di 24 ore;
2. 72 ore per un periodo di sette giorni;
ovvero:
b) il numero minimo delle ore di riposo non deve essere inferiore a:
1. 10 ore in un periodo di 24 ore;
2. 77 ore per un periodo di sette giorni.
3. Le ore di riposo non possono essere suddivise in più di due periodi
distinti, di cui uno è almeno di sei ore consecutive e l'intervallo tra i due
periodi consecutivi di riposo non deve superare le 14 ore.
Articolo 19
Disposizioni transitorie e abrogazioni
Entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente
decreto il ministro del lavoro e delle politiche sociali, unitamente al
ministro per la funzione pubblica per quanto coinvolge i pubblici dipendenti,
convoca le organizzazioni dei datori di lavoro e le organizzazioni dei
lavoratori comparativamente più rappresentative al fine di verificare lo stato
di attuazione del presente decreto nella contrattazione collettiva.
Dalla data di entrata in vigore del presente decreto
legislativo sono abrogate tutte le disposizioni legislative e regolamentari
nella materia disciplinata dal decreto legislativo medesimo, salve le
disposizioni espressamente richiamate e le disposizioni aventi carattere
sanzionatorio.
Per il personale dipendente da aziende autoferrotranviarie, addetto ad attività caratterizzata dalla necessità di assicurare la continuità del servizio, fermo restando quanto previsto dagli articoli 9, comma 5, 16 e 17, restano in vigore le relative disposizioni contenute nel rdl 19 ottobre 1923, n. 2328 e nella legge 14 febbraio 1958, n. 138, in quanto compatibili con le disposizioni del presente decreto.